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Full text of "Rizoma 1 (gennaio 2016)"

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Bollettino anarchico in sostegno alle lotte contro hingegneria genetica e il mondo che la produce. 

RIZOMA 

Rizoma: fusto sotterraneo simile a una radice che cresce in modo orizzontale. Annualmente genera nuove radici e germogli. 

Numero 1 (gennaio 2016) - pubblicazione aperiodica 

editoriale: numero iniziale 



Dalla primavera del 2014, una doppia re- 
cinzione con filo spinato, dei sensori di mo- 
vimento e delle telecamere di sorveglianza 
proteggono un campo di Agroscope vicino a 
Zurigo. Gli eseprimenti in campo aperto di 
piante OGM sono ripresi sul sito protetto di 
Reckenholz, con agenti di sicurezza e cani da 
guardia presenti sul posto 24 ore su 24. Ne- 
gli ultimi due anni, gli esperimenti sono stati 
svolti su del grano e delle patate transgeniche, 
e quest’anno è in corso una richiesta per pian- 
tare dei meli « cisgenici ». 

In tutto il mondo, i tentativi di introduzione 
di OGM si sono scontrati con varie forme di 
resistenza (da pic-nic anti-OGM a sabotaggi 
pubblici o clandestini) e diversi paesi hanno 
rinunciato agli esperimenti in campo aperto. 

La moratoria, che vieta temporaneamente le 
colture commerciali e la vendita di OGM in 
Svizzera autorizzandone però la ricerca, è ap- 
pena stata prolungata fino al 202 1 , ma l’intro- 
duzione degli OGM nell’ agricoltura svizzera 
si prepara, in nome del sacro-santo Progresso, 
per un dominio sul vivente ancora maggiore. 

Dalla fine del programma di ricerca nel 2010 
e dal prolungamento della moratoria, l’oppo- 
sizione si è addormentata e i nuovi esperimen- 
ti in campo aperto sono iniziati senza che nes- 
suno protesti. Eppure, per il governo si tratta 
sicuramente di trovare degli OGM accettabili 
per le/i contadinx e le/i consumatrici/tori, che 
fino ad ora non li hanno voluti. 

Oggi, il 99 % di queste piante a cui è sta- 
to modificato il codice genetico sono delle 
« piante da pesticidi », vale a dire che sono 
state sviluppate per essere in grado di assorbire 
un pesticida specifico senza morire (il seme e 
il pesticida spesso vengono venduti dalla stes- 
sa azienda), o per produrre esse stesse e per 
tutta la loro vita un insetticida. 

Ogni pianta modificata geneticamente può 
essere brevettata per vietarne il suo utilizzo 
senza autorizzazione, e quindi essere trasfor- 
mata in merce, merce che crea profitti unica- 
mente a coloro che hanno i mezzi finanziari 
per lo sviluppo tecnologico di queste piante. 
Gli OGM non solo creano profitti ai gigan- 


ti dell’agrochimica ma soprattutto creano e 
alimentano una dipendenza e quindi un rap- 
porto di dominazione su ogni persona che 
coltiva. Quando si sa che queste imprese e i 
mezzi di ricerca sono (quasi) esclusivamente 
concentrate nei paesi del nord, si capisce in 
fretta il modo in cui il legame di dipendenza 
segua la logica imperialista. 

Da oltre 25 anni di ricerche in questo campo, 
ci parlano ancora di « lottare contro la fame 
ne mondo » grazie alla ricerca scientifica sugli 
OGM. In un mondo di denaro e di potere, 
farci credere ad una ricerca neutrale ed indi- 
pendente è una menzogna pericolosa. 

Ma ciò che vogliamo mostrare è che gli OGM 
sono solo uno degli aspetti della mercificazio- 
ne del mondo, uno degli aspetti di un mondo 
di sfruttamento, di dominazione e di control- 
lo totale. 

II filo spinato di Reckenholz è lo stesso su cui 
delle persone muiono tentando di oltrepassare 
le frontiere per approdare in europa. Le tele- 
camere di sorveglianza di Reckenholz sono le 
stesse che sorvegliano le prigioni dove vengo- 
no rinchiuse le persone. Gli agenti di sicurez- 
za di Reckenholz e gli sbirri sono gli stessi che 
molestano, umiliano e pestano ogni giorno 
le/gli sfruttane L’ideologia che ci fa credere 
che l’agricoltura sia una cosa da espertx di 
biologia è la stessa ideologia che ci fa credere 
che i nostri pensieri siano faccende per degli/ 
delle psicologi/ghe, che l’organizzazione della 
« società » sia compito dei/delle politici/che, 


che la critica del mondo sia quello degli/delle 
intellettualx. Vogliamo un’agricoltura auto- 
noma ed ecologica, vogliamo delle comunità 
libere di vivere e di coltivare. 

Da circa un anno e dalla pubblicazione dell’o- 
puscolo « II campo del controllo », in questo 
paese sta ri-nascendo un’opposizione su del- 
le basi anarchiche, parallelamente a qualche 
manifestazione più o meno inquadrata dagli/ 
dalle opposi tori/trici istituzionali. 

Con questo bollettino vogliamo diffondere 
delle informazioni teoriche e pratiche sulla 
lotta contro gli OGM e il mondo che li pro- 
duce, far conoscere e creare legami tra i di- 
versi atti di resistenza contro le tecnologie di 
morte, favorizzare Io scambio, il dibattito e la 
critica sui mezzi d’azione e gli eventi che han- 
no luogo nel movimento. Per il fatto di vivere 
vicino a dei campi di sperimentazione sugli 
OGM, di centri universitari e di ricerca, di in- 
dustrie agrochimiche, di società di commercio 
di materie prime, ci sentiamo tiratx in causa 
da vicino, per esserne toccatx direttamente e 
in solidarietà con le esistenze distrutte altrove 
sul pianeta. 

Vogliamo nutrire un movimento ricco di tutte 
le forme di lotta emancipatrici e di tutti i mez- 
zi necessari contro gli OGM e il loro mondo. 
Vogliamo una vita e delle modalità d’azione 
autonome e indipendenti dallo stato, dalle 
istituzioni e dagli/dalle espertx di ogni tipo, 
perchè vogliamo un mondo liberato da ogni 
dominio e sfruttamento, ora. 



Rizoma - Numero 1 


Un articolo apparso nell’ultimo numero di 
Moins! -giornale romando di ecologia politica- 
interroga il movimento anti-OGM svizzero sul- 
le sue strategie presenti e future. 

Di primo mattino del 13 giugno 2008, 35 
individui mascherati e vestiti con tute bian- 
che di protezione, forzano le reti del campo di 
ricerca di frumento geneticamente modificato 
di Reckenholz (ZH), strappando la maggior 
parte delle spighe, dileguandosi prima dell’ar- 
rivo della polizia. Quest’azione ha segnato il 
dibattito politico sugli OGM in Svizzera in 
modo persistente, affermando un rifiuto chia- 
ro e deciso per contrastare una ricerca ille- 
gittima e facendo aumentare di conseguenza 
anche i costi della sicurezza sui campi. 

Nel 2009 e 2010, vengono compiuti due at- 
tacchi clandestini con l’erbicida contro un al- 
tro campo di ricerca di grano dell’ Agroscope a 
PuIIy, terreno che doveva già far fronte ad una 
resistenza locale spontanea, che va da ricorsi 
legali a ripetute piccole azioni di disobbedien- 
za civile. Queste azioni, alle quali si possono 
aggiungere le biciclettate, la campagna Semer 
L’Avenir e diverse manifestazioni, pur non 
avendo fermato la ricerca, hanno pesato sul 
clima politico, essendo state forti esperienze 
per tanta gente. 


Queste sperimentazioni, come le altre men- 
zogne del Programma Nazionale di Ricerca 
PNR59, consistevano essenzialmente a pre- 
parare l’introduzione di piante brevettate re- 
sistenti ai pesticidi (OGM) in Svizzera. Il sito 
protetto permanente per le prove in campo 
aperto (Protected site), inaugurato nella peri- 
feria di Zurigo nel 2014, cambia prospettiva: 
se la proposta di abituare la popolazione a 
queste colture persiste probabilmente nella 
mente dei responsabili, detentori del potere 
decisionale, oggi si tratta essenzialmente di 
soddisfare una domanda dei/delle ricercatori/ 
trici. Infatti, le ricerche in campo aperto, per 
loro indispensabili, faticano a realizzarsi in 
Europa a causa della pressione degli attivisti e 
i costi sono sempre più cari. 

Ci è chiaro che queste ricerche servono uni- 
camente allo sviluppo degli OGM - che loro 
sono servi dell’agrobusiness. Per difendere l’a- 
gricoltura autonoma ed ecologica che può e 
deve nutrire il pianeta, bisogna colpire queste 
ricerche che la minacciano. 

Se la Svizzera si presenta come un polo di ri- 
cerca europea in questo campo, attaccare le 
ricerche condotte vicino a noi a un atto di so- 
lidarietà con le lotte altrove, dove si mette in 
gioco un reale rapporto di forza. 


Ma il movimento anti-OGM svizzero si ri- 
trova in un vicolo cieco. Infatti, tranne la 
resistenza descritta qua sopra, la stragrande 
maggioranza degli oppositori/ici delegano la 
lotta ad un apparato politico, l’associazione 
StopOGM (o la SAG in Svizzera tedesca), 
iniziatrice della moratoria che sospende la 
produzione e la vendita degli OGM in Sviz- 
zera ma ne autorizza la ricerca. Seppur questa 
entità faccia un lavoro informativo molto uti- 
le, ciò non toglie che è strutturalmente basata 
sulla delega e la rappresentazione ed il movi- 
mento le lascia il monopolio della parola verso 
l’opinione pubblica. StopOGM, emanazione 
di un insieme di organizzazioni che mandano 
esperti ad analizzare i dossier e a formulare le 
critiche e dei parlamentari per fare lobbying a 
Berna, ha preso una piega strategica allarman- 
te negli ultimi due anni: “StopOGM s’impe- 
gnerà per adattare la coesistenza proposta alla 
realtà Svizzera” o piuttosto “Noi desideriamo 
la creazione di regioni con OGM nel bel 
mezzo di una Svizzera che forma una grande 
“regione senza OGM”. Queste dichiarazioni 
mostrano che le autorità hanno trovato de- 
gli interlocutori con cui negoziare i termini 
dell’opposizione. È la solita storia, ogni volta 
che si presentano degli oppositori, che inten- 
dono salvare il loro ruolo riconosciuto dallo 
Stato, finiscono per entrare in una logica di 





Rizoma - Numero 1 


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cogestione del disastro. Preoccupata di mac- 
chiare la sua immagine, StopOGM ha fer- 
mamente condannato le azioni di sabotaggio, 
alimentando al massimo la divisione tra op- 
positore buono e oppositore cattivo. 

Alcune lotte popolari forti come la resistenza 
contro l’aeroporto di Notre-Dame-des-Lan- 
des, contro l’alta velocità in Val Susa o contro 
il nucleare in Germania, sono caratterizzate 
da un mutuo appoggio (a volte critico e senza 
impedire una certa conflittualità) tra i com- 
ponenti del movimento con diverse modalità 
d azione, coscienti della dipendenza recipro- 
ca e sanno soprattutto che la resistenza senza 
azioni dirette sarebbe stata poco incisiva. Sen- 
za le occupazioni, i sabotaggi e gli scontri con 


la polizia, ci sarebbe un nuovo aeroporto nei 
pressi di Nantes e una linea ad alta velocità 
tra Torino e Lione. Come mai una tale soli- 
darietà è praticamente assente all’interno del 
movimento anti-OGM svizzero? 

Come dare vita ad un movimento di resisten- 
za capace di mettere sotto scacco un progetto 
(il Protected Site) sostenuto dal mondo eco- 
nomico, da una crescente maggioranza di par- 
titi politici e da scopi scientifici, piuttosto che 
dal più grande sindacato agricolo? 

Secondo noi, l’efficacia di una lotta va di 
pari passo con il rafforzamento delle capaci- 
tà dei/delle militanti di riappropriarsi della 
lotta in maniera autonoma, rifiutando siste- 


maticamente ogni delega e rappresentazione. 
Convinti/e che, oltre agli OGM, è sempre 
possibile resistere al dominio in quest’epoca 
di tirannia tecnocratica, pensiamo che sia in- 
dispensabile dotarsi dei mezzi. 

Diversità di strategie e determinazione nell’at- 
tacco! 

Action Génereuse contre les Chimères 
Transgéniques 

( Azione generosa contro le chimere 
Transgeniche) 


Patate OGM, selezione e 
servizio pubblico 


Le multinazionali agroalimentari e lo Stato 
- per mezzo del centro di ricerca Agroscope - 
vogliono allentare le restrizioni sugli OGM in 
Svizzera non appena scadrà la moratoria, alla 
fine del 2017. Un collettivo anti-OGM ana- 
lizza la posta in gioco del recente lascia-passare 
accordato alle sperimentazioni in campo aperto 
di una patata modificata geneticamente. 

Ad eccezione della selvaggina e delle piante 
selvatiche commestibili, tutte le specie che 
consumiamo sono state forgiate dall’essere 
umano. La domesticazione, che fa rima con 
civilizzazione, ha selezionato, e quindi svi- 
luppato, delle specie trasformate dalle cultura 
umana e dipendendti da essa. La selezione in 
seguito può solo continuare, anche solo per 
il semplice fatto che l’ambiente e le malattie 
che colpiscono queste specie si evolvono co- 
stantemente. Ma la selezione può prendere 
direzioni diverse. 

La domesticazione del vivente ha fatto un 
salto qualitativo importante alla fine del ven- 
tesimo secolo: la selezione non si affida più 
solamente alle variazioni genetiche aleatorie 
e al controllo della riproduzione sessuata, ma 
opera mediante l’intervento diretto ed inten- 
zionale sul genoma stesso. Benvenutx nell’era 
dell’ingegneria genetica e degli «OGM», che 
ha sconvolto il lavoro di selezionatore e sele- 
zionatrice apparso qualche secolo prima. 

Il problema storico ricorrente di questo me- 
stiere specializzato, è di dover investire molto 
tempo, almeno sette anni, nella ricerca e lo 
sviluppo per il miglioramento e l’adattamen- 
to delle varietà, e di poter poi vendere uni- 
camente dei prodotti che i/le produttrici/tori 
sono in grado di riprodurre gratuitamente sui 
propri campi. Si tratta quindi di un’attività 


non redditizia. Ci sono tre possibilità concor- 
renti di affrontare la selezione: 

1) I/le contadinx fanno la selezione da solx e 
per se stessx, come hanno sempre fatto; 

2) Lo Stato finanzia questa attività specialisti- 
ca come servizio pubblico; 

3) Ai/alle contadine si impedisce di risemi- 
nare (divieto tramite brevetti, o sementi 
sterili Terminator o GURTS, o sementi 
improduttive alla seconda generazione, 
«ibridi»), permettendo in questo modo dei 
profitti privati. 

Nei paesi industrializzati, la produzione è già 
stata largamente separata dalla riproduzione. 
Le/i produttrici/tori, sottomessx a fortissime 
pressioni sui prezzi e ad un forte sovraccari- 
co (specialmente amministrativo), cedono al 
confort di delegare la ricerca delle varietà e la 
produzione delle sementi a delle persone spé- 
cialiste. 

Questa separazione è utile per due motivi: in 
questo modo si crea un mercato per il settore 
privato delle aziende di sementi, e contem- 
poraneamente si offre allo Stato un mezzo 
per dirigere la produzione nazionale di cibo. 
Per fare questo lo stato dispone di strumen- 
ti di controllo come i cataloghi ufficiali delle 
sementi autorizzate e le norme dell’Ufficio 
Federale deU’Agri coltura (UFAG), che condi- 
zionano il rilascio dei pagamenti diretti, ma 
anche di strumenti di aiuto paternalisd come 
le stazioni di ricerca pubbliche. 

In Svizzera, la conservazione e la selezione 
delle varietà, la fornitura di sementi e talee 
- anche per le patate - accompagnata da in- 
dicazioni di qualità, di produttività e di pre- 
ferenze dei consumatori e delle consumatri- 
ci, è assicurata in gran parte dalle stazioni di 
ricerca pubbliche di Agroscope. In generale, 
le/gli agricoltrici/tori scelgono la varietà che 


ha il maggior numero di «più» nella tabella 
ricapitolativa, riponendo una fiducia totale 
negli esperti. Agroscope svolge dunque un 
ruolo di servizio pubblico, sul quale si ap- 
poggiano le produttrici ed i produttori. E 
come sempre la stampella crea dipendenza, 
e questa carenza di autonomia è il cavallo 
di Troia ideale per introdurre gli OGM in 
agricoltura con il consenso delle agricoltrici 
e degli agricoltori. 

In Svizzera si ha tendenza a credere che Io Sta- 
to, diversamente da altrove, svolga un ruolo 
di garante dell’interesse generale in materia 
agricola, ma una miriade di fatti dimostra che 
ciò non è vero. Nella migliore delle ipotesi, si 
potrebbe dire che spinge in maniera un po’ 
più moderata nella direzione produttivistica. 
Per prima cosa, il Consiglio Federale continua 
a ripetere che bisogna rendere l’agricoltura 
più competitiva, considerandola come qualsi- 
asi altro «settore dell’economia». Così, la ridu- 
zione del numero di fattorie è un obbiettivo 
molto chiaro, e senza che sia molto visibile, va 
molto in fretta: circa quattro fattorie in meno 
al giorno. In secondo luogo, l’insegnamento 
pubblico nelle scuole di agricoltura è scadente 
in materia di promozione della diversità di ap- 
procci, di diversità delle varietà, di alternative 
al produttivismo, o di filosofie del vivente. Si 
tratta di formare degli imprenditori invece 
che delle co-creatrici e dei co-creatori di fer- 
tilità. 

Infine, con la questione degli OGM si può 
notare come gli scienziati che gestiscono e 
orientano agronomia statale parlino la stessa 
lingua e tengano lo stesso discorso scientista 
delfindustria. E per un motivo: vengono tut- 
ti dallo stesso milieu sociale. I vari Gruissem, 
Keller, Winzeler, Schori (ndt.: W. Gruissem, 
ETH Zurigo; B. Keller, Uni Zurigo; M. Win- 
zeler e A. Schori, Agroscope. Tutti ricercato- 




Rizoma - Numero 1 



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ri implicati nella sperimentazione OGM in 
Svizzera.) e compagnia escono dallo stesso 
stampo dei loro amici genetisti della Syngen- 
ta, della BASF o della Monsanto, aziende in 
cui spesso hanno svolto una parte della loro 
carriera. La loro ideologia é stata ben riassun- 
ta dal consigliere nazionale Jacques Neyrinck 
alla radio della svizzera romanda il 12 febbra- 
io scorso: «La ricerca è pura e deve poter agire 
con una libertà totale, gli oppositori nutrono 
fantasie e ascoltarli significherebbe un ritorno 
all’inquisizione». Certo, i conflitti d’interesse 
non esistono. . . 

Nella primavera 2015, Agroscope ha iniziato 
a testare in campo aperto delle patate «eugeni- 
che» 1 , modificate geneticamente per resistere 
meglio alla peronospora (una malattia delle 
piante), nel suo nuovo campo ultra-securiz- 
zato di Affoltern (ZH). Questa installazione 
permanente è stata accordata ai ricercatori dal 
parlamento, e accoglie e accoglierà altri espe- 
rimenti di biotecnologia vegetale come quelli 
in cui verranno studiati vari tipi di grano e 
dei meli. 2 

La peronospora è un fungo che causa parec- 
chi problemi a chi produce patate e pomo- 
dori in particolare, quando le condizioni di 
umidità si prolungano. In una pubblicazione 
del 1999, «Lasciamo perdere i ròsti transge- 
nici», l’Appello di Basilea contro l’ingegneria 
genetica 3 protestava contro gli esperimenti in 
corso all’epoca presso la stazione Agroscope di 
Changins. Si trattava già di patate modificate 
geneticamente per aumentare la loro resisten- 
za alla peronospora, ma con l’introduzione 
di un solo gene di resistenza. Florianne Ko- 
echlin, direttrice del Blauen-Institut (Canton 
Basilea), che studia con occhio critico l’inge- 
gneria genetica, metteva in guardia: «Questo 
tipo di resistenze isolate monogeniche rappre- 
sentano un pericolo a lungo termine per tutte 
le resistenze complesse, perché permettono al 
fungo di adattarsi ad un primo meccanismo 
di resistenza e, cosi armato, di attaccare in 
seguito i seguenti». Si trattava anche di una 
critica generale ad un’agronomia che agisce 
sui sintomi e non sulle cause: abbiamo più 
bisogno di adattare i metodi di coltivazione 
che di introdurre delle varietà «innovative». 4 
Oggigiorno, i ricercatori olandesi che hanno 
modificato le nuove patate avrebbero inseri- 
to più geni di resistenza estratti dalle patate 
selvatiche. Non abbiamo né le capacità né la 
voglia di immischiarci dei dibattiti senza fine 
degli esperti sulle eventuali qualità migliori di 
queste nuove chimere. Ma sapendo che il pro- 
getto reale degli OGM é di intensificare l’a- 
gricoltura produttivista che già conosciamo, 
possiamo ipotizzare che le stesse cause avran- 
no gli stessi effetti. Possiamo chiederci allora 
cosa potrebbe succedere se delle coltivazioni 
su larga scala di super-patate con diversi geni 
di resistenza alla peronospora provocassero la 
selezione di una super-peronospora che li ol- 
trepassasse tutti. . . Le patate convenzionali di- 
venterebbero ancora più vulnerabili. La loro 
coltivazione sarebbe capace di supportare an- 
cora anche il più minimo periodo di umidità? 
In ogni caso, gli scienziati si troverebbero di 


fronte ad una nuova sfida e potrebbero rimet- 
tersi al lavoro, vestiti con le loro vesti più belle 
di salvatori dell’umanità. 

Inutile comunque aspettare la conferma di 
una tale eventualità, le patate «cisgeniche» 
avranno già svolto il loro ruolo in un altro 
scenario controlato molto meglio. Come lo 
diceva già con molta lungimiranza l’Appello 
di Basilea «Tutto lascia pensare che i progetti 
della stazione di ricerca finanziata con le no- 
stre tasse sono tutt’ altro che questa sperimen- 
tazione pretende: si tratta di far accettare la 
disseminazione di piante transgeniche in Sviz- 
zera». La moratoria sulle coltivazioni com- 
merciali di OGM finirà alla fine del 2017, 
visto che il PNR59 5 ha «dimostrato» che gli 
OGM non sono pericolosi e ha affermato che 
sono più utili all’agricoltura biologica che alle 
colture intensive. Agroscope avrà testato le 
patate «cisgeniche» destinate a rendere un ser- 
vizio fiero, a prima vista, alla produzione in- 
digena di un alimento molto presente e sim- 
bolico nelle nostre culture. Gli agricoltori e le 
agricoltrici verranno familiarizzate con degli 
OGM «in fin dei conti non cosi mostruosi» 
che non avranno cambiato nulla ai loro meto- 
di di produzione e avranno addirittura (in un 
primo momento) ridotto un po’ il numero dei 
trattamenti. Il sistema dei pagamenti diretti 
potrà in seguito esercitare delle costrizioni a 
favore di questo OGM «in funzione delle ri- 
percussioni ecologiche», come raccomanda il 
Fondo Nazionale Svizzero della Ricerca Scien- 
tifica al termine del PNR59 6 . 

Ed il vaso di Pandora dell’accettazione della 
tecnologia sarà aperto. A tutte le generazio- 
ni di OGM esistenti e ancora da inventare, 
compresi eventuali organismi «geneticamente 
editati» dalla biologia di sintesi. Il vento vio- 
lento che ne uscirà amplificherà ulteriormen- 
te la tempesta che sta colpendo l’autonomia 


contadina già da qualche generazione. E poco 
importa che gonfi le vele delle multinazionali, 

0 dello stato e del suo Agroscope. Queste due 
forme di istituzioni vanno nella stessa direzio- 
ne, quella dell’annichilimento dell’autonomia 
e dell’agricoltura contadina, e si rallegrano di 
levare le restrizioni agli OGM in Svizzera e in 
Europa. 

Da parte nostra, la sola cosa che ci rallegrereb- 
be sarebbe di vedere finalmente la popolazio- 
ne - contadina e non - riprendere il proprio 
destino in mano in modo solidale, sputando 
sulla mano che pretende di nurtirla, seminan- 
do essa stessa i semi del prioprio avvenire. La 
prima tappa, aspettando che si moltiplichino 
le piccole strutture indipendenti di ricerca 
partecipativa, consiste nel far cessare le ricer- 
che biotecnologiche. 

(Articolo uscito sul quotidiano svizzero francese 
«Le Courrier» l’8 giugno 2015, a firma Collet- 
tivo «Azione Generosa Contro le Chimere Trans- 
geniche»), 

1 La eugenetica è un transfer artificiale di geni tra organi- 
smi strettamente imparentati (della stessa specie), utiliz- 
zando le stesse tecniche dell’ingegneria genetica. L’utilizzo 
del prefisso cis — in opposizione a trans -, che significa 
che i confini delle specie non sotto stati oltrepassati, serve 
a mascherare il fatto che in realtà si tratta dello stesso 
procedimento. 

2 ivww.protectedsìte.ch 

3 ivww.haslerappell.ch 

4 Leggere anche il testo « Une agronomie décérébrée » nella 
nostra pubblicazione del 2009: « Pourquoi nous disons 
non aux OGM et au programme national de recherche 
PNR59» httpsd/espaceautogere.squat. net/infokiosk/edi- 
tionslnonauxogm.pdf 

5 Programma nazionale di ricerca 59, «Utilità e rischi 
della disseminazione di piante geneticamente modifica- 
te», wiviv.pnr59.ch 

6 Fondo nazionale svizzero. Comunicato stampa del 
28.08.2012. 



Rizoma - Numero 1 


Pagina 5 



Agroscope ha fatto richiesta per una nuova sperimentazione 



Ad inizio dello scorso ottobre (2015) Agro- 
scope ha inoltrato aU’Ufficio per l’Ambiente 
una nuova richiesta d’autorizzazione per una 
sperimentazione di piante geneticamente mo- 
dificate. Dopo il grano e le patate, questa volta 
si tratta di piante di mele “gala” eugenetiche, 
modificate per avere una migliore resistenza al 
cosidetto “colpo di fuoco del melo”, una ma- 
lattia molto diffusa che colpisce molte specie 
di piante e in particolar modo le pomacee. 

La ricerca per sviluppare questa nuova noci- 
vita’ nasce all’interno del Politecnico Federale 
di Zurigo, nei laboratori di fitopatologia del 
professore Cesare Gessler, in collaborazione 
con l’Istituto Julius-Kuhn di Dresda. Con il 
pensionamento di Gessler nel 2014, la ricer- 
ca viene continuata da Agroscope e le piante 
vengono cresciute e testate all’interno delle 
serre di Wàdenswil. Ora invece, a partire dalla 
prossima primavera (2016) Agroscope vuole 
trasferire nuovamente la sperimentazione, 


questa volta a cielo aperto all’interno del for- 
tino del Protected Site a Reckenholz, per una 
durata di 5 anni. 

I ricercatori ci tengono a precisare che la ri- 
cerca non è a fini commerciali, e che questi 
meli cisgenitici non troveranno impiego in 
agricoltura. Bensì’ serviranno ad Agroscope, 
oltre che a contribuire alla santissima “ricerca 
di base”, per chiarirsi le idee, “nella valutazio- 
ne differenziata dei vantaggi e degli svantaggi 
delle nuove tecnologie colturali”. Ovvero: a 
due anni dalla scadenza della moratoria, dopo 
che già’ il Programma di Ricerca Nazionale 
95 con questa stessa scusa ha dato scientifi- 
camente luce verde alla convivenza tra colture 
OGM e non, Agroscope non vuole perdere 
l’occasione per rimarcare un dato basilare: 
oggigiorno per la ricerca scientifica non è 
un’opzione non usare l’ingegneria genetica. 
Infatti gli stessi promotori di questa nuova 
sperimentazione ci informano che una varietà 


resistente al colpo di fuoco si sarebbe potuta 
ottenere benissimo con le tecniche di incrocio 
tradizionali, ma che queste tecniche avrebbero 
richiesto decenni prima di offrire dei risultati. 
E per come funziona il mondo oggi, 20-25 
anni di ricerca per arrivare a dei risultati sono 
tempistiche inaccettabili per delle istituzioni 
che puntano ad eccellere sul piano europeo. 
La modificazione cisgenetica permette di ri- 
sparmiare decenni di ricerca, permettendo 
la commercializzazione di nuove varietà resi- 
stenti nel giro di pochi anni. 

L’iter che la richiesta ora dovrà seguire è quello 
di passare attraverso i vari uffici della Confe- 
derazione (Ufficio Federale per la sanità, Uf- 
ficio federale per la sicurezza alimentare e di 
veterinaria, Ufficio federale per l’agricoltura) 
e del Canton Zurigo che dovranno prendere 
posizione. 

Come termine di ricorso e accesso alle infor- 
mazioni, stando al Foglio Federale, è dato l’1 1 
gennaio 2016, prima di allora non arriverà 
l’autorizzazione. 

È chiaro, guardando alle autorizzazioni pas- 
sate, che anche a questo giro non esisteranno 
motivi per non permettere la sperimentazio- 
ne, Agroscope saprà dare tutte le garanzie di 
sicurezza necessarie. 

Non saranno i ricorsi a fermare le sperimenta- 
zioni, ma la saprà di un movimento di mettere 
in atto una critica e delle pratiche radicali. Af- 
finchè l’urgenza di fermare chi devasta il pia- 
neta non venga relegata ad un opinione. 


Azioni recenti in Svizzera contro gli 
OSIVI e il loro mondo 


2 dicembre 2014 

Attacco con vernice contro l’Istituto di Biolo- 
gia Vegetale dell’università di Zurigo, respon- 
sabile dello sviluppo di grano geneticamente 
modificato per resistere allo oidio. 



aprile 2015 

Scritta «Affameurs dégagez 21.04 = boum» 
(affamatoti sloggiate 21.04 = boum) vergata 
sull’edificio di Monsanto a Morges (VD), la 
sede europea e per il medioriente della mul- 
tinazionale. La scritta è apparsa pochi giorni 
prima di un corteo contro il summit sulle ma- 
terie prime a Losanna. 

maggio 2015 

Attacco con estintore e petardi riempiti di ver- 
nice e spray contro l’edificio di Monsanto a 
Morges. 

19 maggio 2015 

Attacco con vernice contro la Dupont a Gine- 
vra e, la stessa notte, scritte contro Monsanto 
sui muri della città di Morges: «Monsanto 
deruba e uccide i/le contadini/e del pianeta», 


«Monsanto = affamatoti, Morges = collabo- 
ratori», «No all’appropriazione sul vivente», 
«Monsanto non paga le imposte, perchè voi 
si?»... 

23 maggio 2015 

Giornata mondiale «March against Monsan- 
to»: 4000 persone manifestano tra Basilea, 
Berna e Morges. 

14 giugno 2015 

Scritta «Monsanto sloggia e crepa nei tuoi ve- 
leni» presso la stazione di Morges e davanti lo 
stabilimento di Monsanto. 

22 agosto 2015 

Manifestazione pacifica di 200 persone contro 
il campo sperimentale securizzato di Recken- 
holz, a Zurigo. 


Rizoma - Numero 1 


Pagina 6 

Azione contro la ricerca 
sugli OGM a Zurigo 


Oggi, 2 dicembre 2014, l’Istituto di Biologia 
Vegetale dell’università di Zurigo è stato pre- 
so di mira con un attacco con della vernice 
verde per il suo ruolo svolto nella ricerca sugli 
OGM e la loro imposizione programmata. 

Gli scienziati di questo istituto manipolano 
del grano modificato geneticamente in col- 
laborazione con l’Agroscope di Reckenholz 
(AfFoltern ZH), in continuità con il loro 
mandato in seno al PNR59 dal 2008 al 2010. 
Dopo questo programma di ricerca naziona- 
le che consisteva essenzialmente nel lavorare 
sull’accettazione degli OGM, lo Stato ha deci- 
so, su richiesta del professor Keller e consorti, 
di proteggere la ricerca sugli OGM in Svizzera 
con un sito protetto a Reckenholz. 

Su questo campo, che diventerà permanente, 
l’Istituto di Biologia Vegetale può continuare 
i suoi esperimenti sul grano in campo aperto. 
Presto sono previsti esperimenti anche su pa- 
tate e meli, e pure l’affitto di parcelle ad altri 
istituti europei. 

Nessuna pianta modificata geneticamente, né 
nei nostri piatti, né nei campi, né nelle foreste, 
né nell’universo! 

Lottiamo contro le tecnologie che asservisco- 
no il vivente e contro il sistema che le produce! 

Sapevate che... la ricerca in Svizzera si vanta 
di sviluppare degli OGM ecologici che libe- 
reranno l’agricoltura svizzera e l’alimenta- 
zione mondiale da tutti i mali e da tutte le 
minacce. Voi ci credete? Credete forse ai di- 
scorsi dell’industria agro-chimica, ripresi dagli 
esperti scientifici che dedicano la propria car- 
riera a sviluppare delle tecnologie proprio per 


questa stessa industria? Noi no. Sappiamo che 
questi « salvatori » hanno una storia ricca di 
pesticidi, di armi chimiche e altre nocività... 

Ma in fondo, perché rifiutare gli OGM quan- 
do la «prossima generazione» avrà tutte le 
virtù salvatrici? Perché tutte le biotecnologie, 
anche se fossero sotto il « controllo cittadi- 
no » e ricche di promesse per il Progresso, 
incrementano il controllo sul vivente. Come 
distinguere il vivente dalle macchine, se non 
attraverso la sua autonomia? 

Rendiamoci conto che la ricerca agronomica 
è totalmente ridefinita da genetisti confinati 
in laboratorio, mentre dovrebbe essere fon- 
data sul saper-fare dei coltivatori stessi. E 
che la perdita di questa autonomia collettiva 
è accentuata dalle multinazionali dell’agro- 
business che tendono a vietare e privatizzare 
la riproduzione delle sementi. 

In questo contesto, ogni ricerca sugli OGM è 
talmente collegata con gli interessi dell’agro- 
business che si prende in giro la gente parlan- 
do di ricerca fondamentale disinteressata al 
servizio del bene comune. 

Ma nell’ambiente della ricerca ci sono vera- 
mente gli strumenti critici per distinguere gli 
interessi in gioco e le implicazioni sociali del 
proprio lavoro? Si parla sistematicamente a 
nome di quelle e di quelli per cui si preten- 
de di risolvere i problemi... ma non stupisce 
come pur non avendo nessun controllo sugli 
orientamenti del proprio lavoro, allo stesso 
tempo ci si ostini a proclamare una propria 
« indipendenza »? Fermiamo la ricerca! 

Ricercatore e ricercatrice d’ingegneria geneti- 
ca o biotecnologi/ghe, biologi/ghe molecola- 


re, genetisti/e o altrx « esperti ed esperte del 
vivente », 

No, questa mattina, recandoti al lavoro, non 
vieni a «far ricerca nell’interesse della scienza», 
non vieni semplicemente a « misurare il tasso 
di umidità nella foglia », e nemmeno « a far 
solo il tuo lavoro ». 

Qualsiasi sia la tua ricerca, servi direttamen- 
te o indirettamente gli interessi delfindustria 
agro-chimica e le permetti di accrescere i suoi 
profitti e il suo potere. 

No, il tuo compito non è di « migliorare la 
vita di migliaia di persone » e nemmeno di 
accrescere « delle conoscenze umane sulla na- 
tura » : 

Sei qui per perfezionare il controllo tecnologi- 
co sul vivente al fine di ridurlo ad un automa, 
a una macchina artificializzata, la cui priva- 
tizzazione programmata assoggetta sempre di 
più la popolazione sotto il giogo del sistema 
capitalista. 

No, scienziata e scienziato « della vita », la ri- 
cerca che produci qui non è né LA verità né 
LA soluzione alle sfide della vita sulla terra. . . 

Hai una posizione privilegiata di espertx e te 
ne servi per alimentare la propaganda tecno- 
scientista del progresso e per screditare i saperi 
popolari, le esperienze sul terreno non stan- 
dardizzate e l’umano in generale. 

Non abbiamo bisogno di comprendere tutte 
le tecniche di ricerca, né di basarci su degli 
« argomenti dimostrati scientificamente » per 
sapere che in fondo il tuo ruolo è al servizio 
dei poteri economici e politici, a scapito delle 
prospettive di autonomia degli esseri umani e 
di tutti gli esseri viventi. 

II nostro rifiuto di un futuro «in vitro» che 
prometti agli umani e alla natura è legittimo. 
Così come è semplicemente del buon senso il 
nostro rifiuto del sistema di sfruttamento e di 
dominio sul vivente che sostieni. 

Licenziati, torna a casa, il mondo te ne sarà 
grato. 

No alle piante modificate geneticamente e al 
mondo che le produce! 

Fonte : 

http://switzerland. indymedia. orglfrl20l4l 
1 2/93974. shtml 




Rizoma - Numero 1 


Pagina 7 


Solidarietà con Silvia, Billy & Costa 


A quasi 6 anni dall’arresto nel Canton Zurigo, 
per il tentativo di attacco con l’espolosivo al 
Binning and Rohrer Nanotechology Center, 
dopo aver scontato le pene di 3 anni e mezzo 
circa inflitte dal Tribunale Federale di Bellin- 
zona, Billly, Costa e Silvia stanno affrontando 
un nuovo processo in Italia, a Torino. Le ac- 
cuse sono tre: atto di terrorismo con ordigni 
micidiali ed esplosivi, detenzione e trasporto 


in luogo pubblico di esplosivi e ricettazione, 
accuse tutte aggravate dalla finalità di terro- 
rismo. 

E’ chiaro come dietro a questo processo vi sia 
innanzi tutto la volontà di reprimere non solo 
i tre ma un piu largo giro anarchico ecologista 
in italia. Inizialmente il pm Di Balme ha in- 
fatti cercato di costruire un’associazione sov- 
versiva con finalità di terrorismo, accusa che 


ha permesso per lungo tempo di sorvegliare 
numerosi/e compagni/e e situazioni solidali, 
nonché’ altre realtà vicine all’ecologismo radi- 
cale in Italia e in Svizzera. 

Il miglior modo di sostenere compagni e 
compagne colpiti/e dalla repressione, oltre al 
sostegno piu’ pratico e la diffusione delle in- 
formazioni, rimane sempre quello di rilancia- 
re con ancora piu’ energia le lotte! 


Incendio di una stazione di ricerca di 
Monsanto nei pressi di Rennes 


Azione contro 
industria di mangimi 



Per questo fine ottobre (20 1 5) c’è da rallegrar- 
si. Infatti nei pressi di Rennes, in Francia, una 
fabbrica del gruppo Monsanto è stata forte- 
mente danneggiata a causa di un incendio e 
ha dovuto chiudere temporaneamente. “Le 
attività di decine di dipendenti sono state in- 
terrotte fino a nuovo ordine”, precisa un co- 
municato di Monsanto. Essendo che ci sono 
stati due principi d’incendio oltre ai forti odo- 
ri di combustibile nei pressi dello stabilimen- 
to, questo fa pensare a un atto intenzionale, 
rallegrandoci molto. 


Non che siamo dei piromani per vocazione, 
ma ovunque notiamo della resistenza contro 
le nocività e contro il potere sulle sementi e 
sull’ agricoltura che la Monsanto cerca di ap- 
propriarsi, e questo ci fa sorridere e ci riscalda 
il cuore. 

Precisazione a titolo indicativo per il gruppo 
Monsanto, la Francia è il mercato più im- 
portante tra i paesi d’Europa e dell’Africa del 
nord. 




Nella notte del 12 luglio, 15 camion dell’a- 
zienda Mangimi Veronesi sono bruciati a 
Ospedaletto Euganeo, in provincia di Pado- 
va. I camion erano tutti carichi di mangime e 
pronti per partire il giorno seguente. I danni 
si calcolano ad oltre 1.5 milioni di euro. 420 
tonnellate di granagli OGM sono state andate 
in fiamme. Sul luogo trovate bottiglie incen- 
diarie e la scritta “No OGM, No Allevamen- 
ti”. L’azienda era nel mirino di proteste dal 
2014 per l’utilizzo di mangime geneticamente 
modificato nei suoi stabilimenti. 


Approfittatori e 
dominio globale 

Bouygues e t loro 

Premessa: lo scopo di questo testo non 
e’ quello di presentare una singola azien- 
da come se fosse il mostro. Ciò nonstante 
Bouygues si presta come un ottimo esempio 
per mostrare come una singola compagnia 
possa lavorare in diversi ambiti in favore del 
dominio. Chiaramente, non è Bouygues 
l’unica compagnia attiva in questi ambiti. 

Prendendo consapevolezza sulle responsa- 
bilità di queste aziende, possiamo renderci 
conto di quanto sia possibile collegare tra di 
loro lotte diverse, differenti lotte, come con- 
tro le bio e le nanotecnologie, contro le po- 
litiche migratorie, o contro le prigioni. Ogni 
azienda che ambisce al profitto, cosa che in 
una società capitalista accomuna ogni azien- 



tanto locali quanto globali. Protetto da una 
doppia recinzione, con rilevatori di movimen- 
to, telecamere di sorveglianza e la presenza 
24 ore al giorno di agenti di sicurezza della 
Bouygues con cani da guardia, i ricercatori 
possono lavorare al fututro delle tecnologie 
genetiche. 

La multinazionale Bouygues è composta da 
diversi marchi e società’ sorelle. In Svizzera 
è presente con 4 altre aziende. Dai trasclochi 
alle elettroinstallazioni, da servizi fiduciari ed 
immobiliari alla sicurezza privata, Bouygues 
offre in Svizzera tutto il necessario per man- 
tenere in funzione gli ingranaggi del capitalis- 
mo. In Svizzera Bouygues amministra, pulisce 
e sorveglia oltre a l’300 edifici. 


da, cercherà di accrescere il proprio potere 
con la conseguenza, prima o poi, di entra- 
re in conflitto con interessi altrui. Dietro al 
dominio ci sono sempre e comunque delle 
persone con le loro aziende, le quali vi trag- 
gono profitto ed è dunque importante fare i 
loro nomi. 

Chi e cos’è Bouygues? 

Bouygues è un’azienda poco o nulla nota in 
Svizzera e la prima volta che il suo nome mi è 
balzato all’occhio è stato guardando la rete del 
Protected-Site, il campo nei pressi di Zurigo 
ermeticamente chiuso e all’interno del qua- 
le vengono sperimentate colture OGM. Un 
luogo importante per i sostenitori degli OGM 


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Rizoma - Numero 1 




Bouygues 






Hi-aiiitNCi 



Schweiz 






Intrighi globali 

Osservando l’insieme delle attività della com- 
pagnia Bouygues, sembra che sul mercato sviz- 
zero stia ancora muovendo solo i primi passi. 
Bouygues è, nel settore delle costruzioni, la 
quinta azienda più grossa, così come è attiva 
nelle opere d’ingegneria civile e di costruzi- 
oni edili e nell’ellettroimpiantistica. Ha in 
proprietà, affitta ed amministra immobili in 
tutto il mondo. Attiva globalmente anche nel 
trasporto su gomma e ferroviario, attraverso la 
realizzazione e la gestione di servizi e imprese. 
Nonché costruisce e amministra intere reti di 
distribuzione elettrica, essendo l’azionista di 
maggioranza all’interno di Alstom, azienda 
dietro a tanti progetti di nuove dighe, come 
pure dietro alla costruzione e messa in servizio 
di treni ad alta velocità. 

Bouygues Telecom gestisce in Francia una 
rete telefonica, offrendo televisione e inter- 
net, nonché compartecipando ad una decina 
di televisioni francesi e ad uno dei principali 
quotidiani di Francia. 

In tutto il mondo Bouygues dispone di 
centinaia di «partenariati pubblico-privato 
(PPP)» , ovvero gestioni in appalto di infra- 
strutture statali, come carceri, ospedali, scuo- 
le, etc... 

Campagna contro Bouygues 

Dal 2004 al 2005 ha soffiato contro Bouygues 
una vera e propria tempesta di rabbia e deter- 
minazione collettiva. Nel 2004 si apprese che 
Bouygues avrebbe preso parte alla costruzione 
e alla successiva gestione di diversi carcerci per 
l’espulsione di migranti in Francia, e tra ques- 
te un carcere per migranti definiti difficili con 
le loro famiglie, le quali pure sarebbero state 
espulse. Ad iniziare la campagna selvaggia fu 


un testo fatto girare contro Bouygues, con- 
tro la macchina delle espulsioni e le carceri. 
Nel testo venne lanciato il seguente appello: 
«Bouygues è presente ovunque (cantieri, TF1 , 
negozi di Bouygues Telecom, etc.): questo li 
rende vulnerabili, ci sono cosi tanti obbietti- 
vi che chiunque ne avrà uno vicino da poter 
attacare con i mezzi che dispone. Se si trova 
ovunque, gli attacchi potranno essere tanti di 
più, più imprevedibili e più belli». Da novem- 
bre 2004 fino a giugno 2005 Bouygues è stata 
attaccata in tanti luoghi diversi con lanci di 
pietre o con il fuoco, con migliaia di volan- 
tinaggi e tante facciate abbellite con scritte e 
manifesti attacchinati, e le serrature di diversi 
negozi incollate. 

Bouygues cresce ancora 

Dopo l’apertura del primo carcere per 
l’espulsione di migranti, Bouygues si è gua- 
dagnata la fiducia dello Stato francese e, nel 
2008, ha ottenuto un appalto per la costruzi- 
one e la gestione di tre ulteriori carceri da oltre 
2’000 posti. Bouygues impiega oggi in tutto il 
mondo circa 12’000 persone e produce annu- 
almente un’attivo di 1.7 Miliardi di Euro, con 
una presenza in oltre 25 paesi. 

La rete del Dominio 

La campagna tra il 2004-2005 riuscì a collega- 
re tra loro diversi ambiti di lotta, tematizzan- 
do lo sviluppo carcerario, l’attacco al regime 
migratorio e attirando l’attenzione sulle na- 
notecnologie (Bouygues fu la costruttrice del 
Nanotech-Center di Grenoble). Uno sguardo 
su quanti fronti è attiva Bouygues e soprattu- 
to in quali, può dare una buona indicazione 
di quanto essa sia interessata a mantenere e a 
servire l’ordine esistente. 


Partitone** • Accorò <J« coco6rat»on 


Énergie - Transport 


ALSTOM 

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Bouygues ha in gestione un numero incalco- 
labile di «infrastrutture critiche», così come 
vengono definite. Queste infrastrutture cri- 
tiche sono infrastrutture d’importanza vi- 
tale per il funzionamento degli Stati nel 
sistema capitalistico, e vanno dai trasporti 
all’energia, dal settore finanziario all’industria, 
dall’informazione alle comunicazioni. Le inf- 
rastrutture critiche sono i pilastri del dominio. 
Non dovremmo condurre le nostre lotte in 
compartimenti stagni. Bouygues non sorveg- 
lia unicamente il campo sperimentale OGM, 
ma permette il funzionamento dell’insieme 
del sistema, costruendo e gestendo le reti via- 
rie e di distribuzione elettrica, carceri e centri 
d’espulsione e vendendo mensogne alla gente 
attraverso i suoi canali televisivi e i giornali. 
Riflettiamoci, «Bouygues è presente ovun- 
que». Anche in Svizzera, con 30 sedi. 

Possa arrivare una nuova tempesta... 


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